Non c’entrano le quote latte, questa volta, né le misure e gli incartamenti per registrare e tutelare prodotti dop o doc.

E neppure i bilanci vengono sbandierati questa volta. Fosse solo questione di conti, in fondo, ci abbiamo fatto il callo. Ma in realtà Bruxelles ci sorveglia e lo fa per una serie molto più complessa di questioni. Sono cinque i dossier “aperti a nostro carico”. Ce n’è per tutti: dall’arretratezza in tema di digitale, perché l’Italia è il solo paese UE dove il 37% dei cittadini non sa usare Internet, all’assenza di cautele se si tratta di inquinamento si passa alle questioni scottanti dell’omofobia e delle discriminazioni contro le persone disabili. Non stiamo facendo abbastanza per i diritti umani. Senza contare che, nonostante la ratifica italiana della Convenzione dell’Onu contro la tortura, nel nostro codice penale ancora questo abominio non configura reato. E un po’ di vergogna, qui, sì, bisogna riconoscerlo, la proviamo…