Se l’alimentare made in Italy frena nella sua corsa all’estero, è tutta… colpa dei dazi. Federalimentari ha stimato che il freno così indotto ci penalizza per quasi due miliardi di euro l'anno.

 

Due miliardi di crescita ulteriore che darebbero ossigeno ad un comparto di eccellenza e che pure, in tempi di crisi, soffre e si dibatte tra credit crunch e scelte del consumatore.

Insomma, afferma nero su bianco Federalimentari, se si eliminassero gli ostacoli legati ai dazi l'export potrebbe addirittura raddoppiare il ritmo di crescita. La stima si spinge a dire che entro il 2020 potremmo raggiungere i 60 miliardi contro i 43 attesi dalla crescita fisiologica.

E lo sanno bene le multinazionali del Tricolore che, per evitare questi gravosi limiti, hanno applicato la strategia della delocalizzazione in quei paesi così protetti, che sono anche le locomotive de’economia attuale: così Barilla e Rana aprono negli Usa, Beretta in Cina e Perfetti in India.