Il prezzo del maltempo sulle nostre tavole. Il parere di Anna Fasoli

Il prezzo del maltempo sulle nostre tavole. Il parere di Anna Fasoli

Le immagini pubblicate online e mandate in onda dai tg hanno sconcertato tutti. Un clima così rigido non si vedeva, dicono i meteorologi, dal 1985. Non c’è dubbio. L’inverno è tornato rigido. Eppure… Eppure davvero possiamo accettare questo come spiegazione di greggi devastate dal gelo, di colture distrutte dalla neve, di tubature ghiacciate e scoppiate, che hanno impedito l’accesso all’acqua delle mucche da latte?

Così, ora, aggirandosi tra i banchi dei supermercati, con i prezzi di verdura alle stelle e la Confagricoltura che ha dovuto stilare la lista delle perdite, di oggi e del futuro, allo sconforto non può che accompagnarsi anche un po’ di rabbia. Rabbia, lo dico forse da assicuratrice, ma anche da cittadina, per quella mancanza di cultura della prevenzione che dovrebbe partire da un motore pensante centrale, dunque rappresentativo del tessuto umano in cui viviamo, un motore legislativo, governativo, esecutivo che stimoli l’idea che si possa e si debba pensare a mettere al sicuro per ogni evenienza.

Questo fanno le assicurazioni. E lo fanno alleggerendo il costo soggettivo. Di chi viene colpito come azienda. Del consumatore anche. Ma di tutta una compagine che è quella della nostra società, dove non si può pensare di essere preda dei venti e della furia delle tempeste, come forse accadeva in secoli molto distanti da noi.

Certo, neve e ghiaccio non si fermano. Ma la conta dei danni, che possono rovinare intere famiglie di agricoltori, quella sì, si può e si deve contenere.

Se non credessi in questo, non potrei continuare a fare il mio mestiere.

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2017-01-24T15:42:28+00:00
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