C’eravamo tanto amati…

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Assicurarsi in caso di separazione o divorzio: si può? Il parere di Anna Fasoli

Ci sono situazioni in cui non mi dispiacerebbe essere americana e questa è una di quelle. Perché là dove vige il libero scambio, anche quello matrimoniale, di fatto, è un contratto e può prevedere clausole e condizioni iniziali, meccanismi specifici inseriti come regole del gioco e anche accordi su come “andare a finire”.

In Italia le cose sono diverse. Non solo per la legislazione, è chiaro, ma per quella percezione e aura di sacralità che, a ragione o torto, circonda ancora la firma del vincolo matrimoniale.

Certo, l’Istat parla chiaro. Nelle stime presentate a fine 2015, il dato di flessione negativa dei matrimoni celebrati è alto: meno 4300 unità, con un totale, dal 2008 al 2014, di meno circa 57.000 unità.

Nel 2014 le separazioni sono state 89.303 e i divorzi 52.335, le prime in leggero aumento e i secondi in lieve calo rispetto all’anno precedente (rispettivamente +0,5% e -0,6%). In media ci si separa dopo 16 anni di matrimonio, ma i matrimoni più recenti durano sempre meno. Le unioni interrotte da una separazione dopo 10 anni di matrimonio sono quasi raddoppiate, passando dal 4,5% dei matrimoni celebrati nel 1985 all’11% per le nozze del 2005.

47 anni lui.

44 lei.

Ed eccoci alla cronaca, al gossip. Angelina Jolie e Brad Pitt si lasciano. Lei fa recapitare la richiesta di divorzio a lui il 15 settembre, domandando la custodia esclusiva dei figli.

Allora ecco la domanda: ma ci si può assicurare? Per la fine di un amore?

Esistono strumenti assicurativi che garantiscano almeno di gestire le procedure, giudiziali, di mediazione, extragiudiziali come si deve?

D’istinto rispondo: Tutela Legale.

Sarà che la vedo come una delle migliori formule assicurative attuali, una garanzia accessoria che supporta quando si apre un contenzioso, quando si ha bisogno di far fronte a situazioni non ancora ben focalizzate come disciplina giuridica perché portate all’attenzione dalla prassi, prima che dalla normativa.

Penso alla violazione della privacy, alle truffe online. Penso anche ai risvolti penali di talune responsabilità quando si guida, come alla nuova fattispecie dell’omicidio stradale.

Insomma almeno potersi pagare un avvocato scelto e di fiducia se ci si deve lasciare.

Almeno avere diritto a un perito di parte che consigli, se si aprono tematiche sui figli.

Se insomma c’è una parte di fatica emotiva che l’assicurazione non può sollevare, esiste però qualcosa che può fare.

Qualcosa può fare anche un’assicurazione sulla salute. Se separazione e divorzio causano stress, esaurimenti nervosi, fragilità eccessiva, questa formula viene in aiuto. Per pagare cure, soluzioni mediche.

Esiste poi l’assicurazione del Capofamiglia. È certamente vero che, rompendosi il vincolo coniugale, viene meno un pezzo di famiglia. Ma c’è comunque un legame che permane. Quello con i figli. Proprietà spesso indivise a lungo. Allora sì, questa polizza garantisce per eventuali danni cagionati a un terzo. Da un tubo che si rompe. Da una palla che spacca un vetro, un cane che scavi nella preziosa orchidea della vicina.

Piccoli ammortizzatori forse, ma funzionano bene, soprattutto a disattivare conflitti là dove potrebbero sorgerne di nuovi.

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2016-11-23T10:51:13+00:00
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