A settembre l’Istat ha pubblicato il rapporto “Come cambiano le forme familiari”. In attesa di una fotografia più precisa, che arriverà con il Censimento, già si comprende che qualcosa – e di molto profondo – è avvenuto nel nostro tessuto sociale. Vediamolo in cifre:

  • 6 milioni 866 mila i single non vedovi (soprattutto uomini, ben il 55,3%), i monogenitori non vedovi (in gran parte donne: 86,1%), le coppie non coniugate e le famiglie ricostituite coniugate.
  • Sono, in totale, 12 milioni (il 20% della popolazione) i soggetti che abitano all’interno di queste “nuove” famiglie. Un dato che è raddoppiato rispetto al 1998.
  • Le nuove forme familiari sono cresciute per l’aumento di separazioni e divorzi.
  • Quasi 6 milioni le persone che hanno sperimentato nel corso della loro vita la convivenza, considerando sia quelle che continuano a convivere, sia quelle che si sono sposate con il partner con cui convivevano, che quelle che hanno concluso definitivamente l’unione.
  • 897 mila le libere unioni, che corrispondo al 5,9% delle coppie. Sono più diffuse nel Nord-est, presentano un titolo di studio più elevato e una quota di coppie in cui ambedue lavorano più alta di quelle coniugate. Diminuisce la quota di chi era deciso a sposarsi fin dall’inizio dell’unione e cresce la percentuale di “possibilisti” (34%).
  • Le convivenze prematrimoniali sono in crescita. Hanno raggiunto il 7,9%. Aumenta la durata di tale convivenza, che si consolida come “periodo di prova dell’unione”.

 

Per maggiori informazioni: http://www.istat.it/it/archivio/38613