Il passaggio generazionale nelle cantine italiane

Il passaggio generazionale nelle cantine italiane

 Un’oasi felice e abbastanza inconsueta, quella dell’azienda vitivinicola. Dove padri e figli orchestrano il cambio generazionale senza frizioni o scontri. Quasi naturalmente.

Non lascia spazio a dubbi la prima fotografia di questo passaggio di mano nell’età moderna. L’ha scatta Ispo, il centro di studi statistici di Milano, diretto dal professor Renato Mannheimer, in occasione dell’edizione 2012 di Vinitaly. E ci racconta una “staffetta” davvero coinvolgente, un modo di saper fare diverso che però si orchestra con sapienza.

Come?

Con una straordinaria, istintiva capacità di dividersi i compiti. I figli mettono a frutto quello per cui hanno studiato (spesso in giro per il mondo): pianificano, informatizzano, puntano sulla sostenibilità, e soprattutto comunicano, con l’obiettivo di aprire canali commerciali verso l’estero. Sarà che spesso questo cambio vede sedere nei ruoli chiave donne, figlie prima e ottime business woman poi, voce sempre più autorevole, apprezzate per artigianalità, autenticità e creatività.

Non mancano però di riconoscere ai padri la capacità di avere creato quel piccolo, grande universo. Padri nei cui gesti leggono più serenità e forza che in se stessi, padri ammirati anche, per l’abilità di avere tracciato la strada.

Insomma generazioni che si avvicendano, le une alle altre. Un cammeo di storia, di eccezionalità, in un’Italia dove le nuove leve faticano a emergere, e c’è molto da sgomitare.

E a decretare con la parola successo questo cambio generazionale- che è comunque basato su identità e valori comuni – arrivano i numeri e gli economisti.

Un modello che funziona, dunque. Magari sapessimo “esportarlo” in altri settori.

 

 

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2016-11-23T10:51:40+00:00
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