Se fatica anche la Germania, dovremmo stare "traquilli". Credo sia questo il mantra che rimbalza nelle menti di chi si occupa di risparmio gestito ora, in Europa.

L'uso delle polizze a rendimento garantito ha conosciuto un vero e proprio boom. Sarà che anche i titoli di Stato hanno perso appeal, a causa della consapevolezza che nessuno va davvero indenne dal rischio fallimento. Sarà che l'aggettivo "garantito" mette pace ed è ciò di cui si ha bisogno.

Fatto è che, in tempi di tassi bassi, per rilanciare l'economia, questi strumenti privilegiati dal consumatore pesano sui profitti delle compagnie assicurative.

Non ha mancato di sottolinearlo l'agenzia di rating Fitch, che si è occupata dello stato di salute dei conti delle compagnie tedesche. Certo, recita la nota, la previsione è che queste compagnie riescano a generare i rendimenti garantiti agli assicurati per il prossimo decennio. Ma, si incalza senza mezzi termini, questo potrebbe portare a declassamenti dei loro rating.

L'opinione pubblica tedesca non è nuova a questa problematica. Che vive in prima persona e con grande interesse. Soprattutto è il ramo vita a preoccupare. Da qui possono sfociare i veri problemi di solidità per le compagnie. Al punto che i consumatori tedeschi non hanno fatto mancare le argomentazioni di forte polemica contro la politica attuale della Banca centrale europea.

Un problema delicato, insomma. Delicatissimo. Perché sempre di più i clienti chiedono certezza. E vengono a domandarla, com'è giusto, a noi, ai consuenti assicurativi. Che per questa certezza lavoriamo ogni giorno. Né possiamo strutturare piani di previdenza, o sicurezza per il futuro (cui risponde appunto il ramo vita) appesi a variabili troppo discrezionali come sembrano essere diventate le politiche monetarie attuali.

Tant'è. 

Continuiamo a lavorare.