Al recente convegno voluto da Confagricoltura sul «Ruolo dei diritti di impianto per il futuro del settore vitivinicolo europeo», si è presentato compatto l’ampio fronte di produttori europei che dall'Italia alla Spagna, dalla Francia al Portogallo, dalla Germania fino a diversi paesi dell'Est Europeo ha raggiunto quota 13 Stati membri Ue rappresentativi del 98% delle superfici europee a vigneto.

L’oggetto del contendere? La riforma voluta a Bruxelles che prevede la possibilità a partire dal 2015 (con uno slittamento al 2018 per i paesi che lo richiederanno) di una totale deregulation dei diritti di impianto dei vigneti. Si tratta insomma di quelle licenze produttive necessario per produrre il vino e sinora legate alla proprietà del vigneto. Con il provvedimento comunitario il rischio è che si determini una vera e propria esplosione delle superfici comunitarie, dunque della produzione. Con conseguente crollo dei prezzi, certo, ma anche della qualità.

“I diritti di impianto – ha concluso il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, durante il convegno – sono un modo per esprimere al meglio quel modello di viticoltura di qualità che abbiamo affermato in Europa. È finito il tempo in cui la Pac serviva a controllare produzioni di cui c'era grande disponibilità. Oggi molti paesi (come Cile e Argentina) proteggono le proprie produzioni e le proprie agricolture. Per questo noi non dobbiamo vergognarci di difendere un meccanismo che riteniamo protegga la nostra viticoltura”.