La denuncia arriva dalla Francia e la voce degli agricoltori fa balzare il problema nelle colonne dei quotidiani: si tratta dei furti che si consumano, di giorni e di notte, nelle loro aziende.

Campi derubati di frutta (undici tonnellate di pesche sparite da due aziende agricole nei Pirenei Orientali), benzina sottratta ai trattori e macchine agricole (si parla di 350 litri “a colpo”) e vengono rubati persino i picchetti in ferro che delimitano le proprietà. Certo, le denunce sono state presentate, ma non è facile per la polizia recuperare la refurtiva, se non monitorando le proprietà vicine e cercando di cogliere gli autori sul fatto.

Magra consolazione per la rabbia e le tasche degli agricoltori, però, già acutizzate dalle difficoltà climatiche, economiche e normative che, dicono, hanno trasformato il loro mestiere in una lotta quotidiana per far quadrare i bilanci. E mentre sale la tensione, gli agricoltori si organizzano. Le telecamere di vigilanza fanno la comparsa quasi ovunque (e son dolori peri portafogli), insieme alle ronde di controllo. Entrambi i sistemi però hanno qualche “contro”: di notte l’occhio meccanico funziona male, mentre la vigilanza privata fai-da-te intensifica il rischio di linciaggi e disordini.

Insomma questo tema dovrebbe attivare di più l’attenzione dello stato, ma potrebbe anche stimolare un’azione ad hoc delle Compagnie Assicurative, che, attraverso il rapporto con il cliente agricoltore, quindi indirettamente, a funzionare da “cuscinetto” concreto anche contro … le esasperazioni.