Accade anche questo, nel Belpaese, e a leggerlo sui giornali parrebbe persino ispirare un riso lieve. Ma si tratta in realtà di una questione seria, serissima. Che ha portato ad una condanna della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del Lussemburgo, sollecitata dall’Unione Europea.

Il motivo del contendere? Le dimensioni delle gabbie per le galline ovaiole, che devono essere di almeno 550 cm2 di superficie e 40 cm di altezza.

La direttiva che lo impone data 1999. Dunque sono passati quindici anni.

Non abbastanza pare.

Così la sentenza è fatta:

«L'Italia, non avendo garantito che, a partire dal primo gennaio 2012, le galline ovaiole non fossero più tenute in gabbie non modificate, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 3 e 5, paragrafo 2, della direttiva 1999/74/Ce del consiglio, del 19 luglio 1999, che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole>>.

Con tanto di tirata d’orecchie al nostro sistema.

La risposta? Laconica. L'Italia, spiega la nota della corte Ue, «ribatte che, alla data del deposito della controreplica in questa causa, nessun allevamento sul territorio italiano utilizzava più gabbie non modificate, ad eccezione di uno solo, situato nella regione Veneto, oggetto di un procedimento giudiziario ancora pendente>>.