Il mondo del biologico è stato scosso da uno scandalo mica da scherzo. Un sequestro da 600 mila euro avvenuto nel corso dell’operazione  “Green war" ha portato a scoprire 800 tonnellate di semi di soia proveniente dall'India , 340 tonnellate di panello e olio di colza proveniente dalla Turchia, venduti come “prodotti biologici” in Italia, ma contenenti in realtà il pesticida "clormequat". Un risultato, questo, che si è aggiunto a quello di 1.500 tonnellate di mais ucraino e 76 tonnellate di soia indiana, impiegati anche nell'alimentazione umana.

Ed è solo la punta dell’iceberg, dicono alcuni.

Il campanello di allarme suona e a ragione, perché simili comportamenti gettano discredito su un’intera filiera, formata soprattutto da piccole e medie imprese, che lavorano duramente per rispondere alle complesse normative e agli alti standard richiesti. E che da questi scandali vengono penalizzati e colpiti nella loro immagine e rispettabilità.