L’eterno dilemma per l’olio extravergine, in attesa di un reale riconoscimento, rimbalza anche verso questo 2013, pieno di rammarico, di attesa e un po’, inutile negarlo, anche di speranze.

 

Sono quattro lustri che i produttori di olio extravergine d'oliva confidano nel provvedimento. Eppure si sono rivelati quattro lustri di mancate promesse. A dicembre scorso gli olivicoltori si sono riuniti a Roma per fare, una volta ancora, in punto della situazione. Ma i dati non cambiano e parlano chiaro: nonostante il numero di riconoscimenti sia arrivato a quota 43 (con gli ultimi arrivati "Vulture", "Terre aurunche" e "Seggiano") il peso percentuale delle Dop sul totale dell'extravergine è fermo alla misera quota del 2 per cento. È quanto emerge dall'analisi effettuata dall'Unaprol, una delle principali organizzazioni di olivicoltori italiani. E se certo, spetta all'Italia il primato dei riconoscimenti nella Ue (sui 116 Dop e Igp 43 portano “la firma” del Tricolore), il mercato rimane di nicchia.. Secondo le stime di Ismea–Qualivita e relative al 2010 su una produzione italiana di olio d'oliva che si aggira intorno alle 500mila tonnellate, quella certificata Dop è ammontata a circa 10.500 tonnellate, stabile (+0,7%) rispetto all'anno precedente. Ma la concorrenza, e non sempre corretta, aumenta, rischiando di mettere all’angolo, nei paesi dove i mercati potrebbero diventare sempre più appetibili, i prodotti di vero pregio.