È quella del riciclo, per la precisione del riciclo di imballaggi. Un giro di affari che, nel 2011, ha raggiunto i 9,5 miliardi di fatturato. Sì, avete letto bene. Niente da invidiare al Tessile made in Italy, che, secondo le stime, di miliardi ne ha prodotti 8,8.

 

Basti sapere che la quota di rifiuti da imballaggio recuperati ha coperto nel 2011 ben il 73,7%: sono stati 8,596 milioni di tonnellate di materiali rispetto agli 11,65 milioni immessi al consumo. Mentre la crescita è stata ancora più importante per i materiali riciclati, con una quota del ben 64,4% dell'immesso al consumo: 7,5 milioni di tonnellate.

Il segreto del successo? Poggia sulla strategia di organizzazione del sistema. La filiera si compone in larga parte di industrie del riciclo (per il 77%), mentre la quota restante è coperta dall'indotto legato al Conai, Consorzio nazionale imballaggi, nato appositamente in funzione della raccolta differenziata.

Una realtà che oggi ha conosciuto una crescita importante, con oltre 1,4 milioni di aziende iscritte, tra produttori e utilizzatori e che vanta un’organizzazione molto efficiente. L’equazione applicata è di ingegnosa semplicità: potenziare la quantità di rifiuti di imballaggio avviati al recupero (e dunque all’immissione al consumo) e ridurre il  numero di quelli destinati allo smaltimento.

I risultati si vedono, tanto che ogni singolo materiale impiegato negli imballaggi – carta, alluminio, acciaio, plastica, vetro, legno- ha raggiunto una quota di riciclo ben superiore agli obiettivi normativi, fissati a livello europeo.

Quella del riciclo si pone oggi, dunque, come una realtà strategica di eccellenza nel panorama economico italiano. E che nessuno, allora, la chiami più Cenerentola!