Il parere di Anna Fasoli

Un cambiamento è in corso e, come spesso succede, è il linguaggio della comunicazione a registrarne mutamenti e differenze.

Mi riferisco alla RC Auto. Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi “attacchi”, sferrati alternativamente da addetti al settore, associazioni di consumatori, esperti. Se ne è giudicata la validità, l’efficacia, ma soprattutto si è puntato il dito contro il costo.

Le critiche hanno assunto i toni accesissimi che accompagnano di solito i dibattiti sulle imposte e tasse. Ed è a questa stregua che a lungo si è trattata la polizza RC Auto. Come fosse una tassa però versata non nelle casse statali, ma nelle tasche delle compagnie di assicurazioni.

Così non è. Né l’elemento della obbligatorietà ne svilisce il carattere. Che è quello di protezione, che è più simile a quello di un vaccino, necessario per evitare le epidemie, per non contrarre malattie, dunque una messa in sicurezza della salute.

Forse ci stiamo arrivando, forse la consapevolezza del singolo consumatore si sta spostando dal portafogli alla presa d’atto di questa funzione fondamentale.

E perché lo dico? Perché nei programmi radio, tv, nei banner o nei filmati che si aprono nei siti web, su Facebook e Youtube, come nella carta stampata, oggi le pubblicità del prodotto Polizza Auto sottolineano con evidenza: non basta il prezzo basso, non è lì che ci si deve fermare. Vogliamo di più.

Se lo afferma la comunicazione promozionale, significa che il termometro che misura l’appetibilità e le attenzioni del consumatore (sono vecchie volpe i pubblicitari… non si muovono mai senza dati e sondaggi alla mano) va verso questa direzione. Finalmente!