È salito il numero di morti sulle strade nel 2019 In Italia. +7% la previsione, se verrà confermata.

Un dato allarmante che fa lanciare un allarme da parte della Polizia Stradale. E solleva una domanda? Ma com’è possibile che accada questo, mentre le tecnologie impiegate sulle auto sono sempre più sofisticate? Mentre le pene e quindi la loro forza deterrente sono aumentate?

Ed è questo che, ancora una volta, sembra aggiungere ansia al fatto già tragico, ovvero l’impossibilità di trovare una soluzione, un correttivo, che non sia quasi fatalista, o persino magico.

A leggere i dati dettagliati, infatti, sappiamo quasi tutto di dinamiche, orari, modalità.

Così: i mesi estivi, giugno e luglio in testa, per i numero di incidenti, luglio e agosto per le vittime, si confermano il periodo con il maggior numero di incidenti stradali e vittime e con il tasso di occupazione delle autovetture più alto.

L’83% circa degli incidenti avviene in condizioni di tempo sereno. In caso di pioggia la proporzione di incidenti è più elevata fuori dall’abitato (12,4%) rispetto alle strade urbane (9.5%). Analogamente, gli incidenti segnalati dagli organi di rilevazione in presenza di nebbia, grandine, neve o vento forte sono più frequenti fuori abitato (10,4%) rispetto all’ambito urbano (6,1%).

Statistiche insomma che osservano il fenomeno, un po’ come i reporter di guerra facevano scattando. Ma la domanda resta: come fare per spezzare i ciclo di cui sappiamo tutto e sapere ci rende, anziché saggi e capaci, impotenti?

Giro la domanda ai colleghi assicuratori. Se ne potrebbe, dovrebbe parlare. Presto, molto presto. In un convegno, tavola rotonda, in cui dopo aver conosciuto la dinamica, ci si confronti per provare a cambiarla. Con quelli che sono le nostre competenze.

Anna Fasoli