Lo si apprezza e sempre di più, è cosa nota, quando viene versato in un bicchiere. Ma da tempo ormai il vino, e il vino italiano in particolare, si aggiudica un posto d’onore anche tra gli investimenti sicuri, quelli destinati a valorizzarsi nel tempo.

Come?

Attraverso i futures, che hanno scalzato il sistema precedente di vendite en-primeur.

La storia comincia una trentina d’anni fa, quando produttori di vino di alta qualità accettano di entrare nel mercato dei c.d. derivati su commodities. L’espressione si riferisce a contratti a termine specializzati o warrant con prezzi prestabiliti, che sfruttano il periodo di invecchiamento richiesto di alcuni dei più famosi vini.

Le vendite en-primeur, invece, consentiva di aggiudicare, in anticipo, casse di bottiglie (6 o 12 ciascuna) dopo la produzione in bottiglia o in botte, garantendo la disponibilità fisica alla giusta età (4, 5 o più anni).

I futures hanno il vantaggio di poter essere cartolarizzati e di diventare quindi uno scambio di titoli, molto appetibile per il mercato finanziario.