Nessuna alterazione di un protocollo di lavoro che è etica, strategia, necessità, sapienza. Così il lockdown ha sfiorato il ritmo delle cantine vitivinicole, dove il lavoro non poteva arrestarsi. Eppure le paure non si sono tenute lontane. Paure che si concretizzano in bottiglie non spedite, in ordini non perfezionati. La situazione cambia a seconda che si fosse già pronti per il mercato online o meno, e soprattutto se si rifornisse la grande distribuzione, i supermercati, che nel tempo dell’epidemia non hanno conosciuto chiusura.

Certo, bar e ristoranti chiusi sono stati una mannaia che sta orientando molti produttori a pianificare una riduzione anche del 20%, così da consentire di ammortizzare le scorte del 2019 rimaste invendute.

Una boccata d’aria potrebbe venire dall’enoturismo, così da abbinare buon bere e conoscenza d’un territorio, quello italiano, e d’un mestiere di cui imparare i segreti.