È vero, siamo in piena estate e, almeno un po’, dei compiti e lezioni ci possiamo dimenticare. Tuttavia l’anno trascorso resta indelebile nella memoria generale per lo sforzo di combinare la didattica a distanza, appunto Dad, con la vita di casa, famiglia, gli spazi e … i nervi.

Certamente i dati non sono rassicuranti. Una ricerca della Fondazione Agnelli, svolta di concerto con il Centro Studi  Crenos e il dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’università di Cagliari, ha rilevato come, nonostante il numero infinito di lezioni così impartite, non ci sia stato di fatto nessun vero cambiamento. In pratica, mentre tutto si trasformava, la didattica ha proseguito immutata, tranne che dall’aula si è spostata nel video.

Su 123 scuole superiori contattate, statali e paritarie, in tutta Italia, i 105 presidi, 3905 professori e 11.154 studenti hanno dato risposte che descrivono un quadro esplicito: stesso monte ore a video che in aula, riproponendo a distanza lo stesso sistema di attività che accadeva in presenza. Senza ripensare tempi e strumenti. E nessun protagonismo per i ragazzi.

Insomma una debacle finale che si è rivelata nei risultati dei test Invalsi.

Si tratta invece di una buona opportunità di ampliare metodi e accesso alla conoscenza. Ma bisogna cambiare il modo di guardare, e le offerte per attrarre l’attenzione, oltre, naturalmente, agli strumenti per l’accesso.