I ragazzi non perdonano, e anzi si grida al nuovo grande “peccato” dell’universo adulto: l’incoerenza. Se poi la cosa accade in classe, da parte di un insegnante, e con l’uso dell’ormai “sacro” smartphone la sentenza è già scritta a gran voce: bocciato. Con tanto di sentenza di Corte d’Appello.

È successo a Lecco, dove a farne le spese è toccato a un’insegnante, “rea” di avere usato l’apparecchio in classe durante una lezione. L’aver addotto l’esigenza di ottenere notizie sulla madre malata non ha portato ad alcun ammorbidimento. Perché una direttiva ministeriale c’è, eccome, n. 30 del 15 marzo 2007: il divieto dell’utilizzo dei cellulari durante le lezioni deve valere anche nei confronti del personale docente.