234 miliardi: a tanto ammonta l’aumento di valore di contanti e depositi bancari negli ultimi sette anni, vale a dire dall’inizio o quasi della crisi.

234 miliardi non sono certo spiccioli! E si tratta di denaro che, a causa delle politiche fiscali, oltre che dell’influenza della paura, hanno spinto chi ne aveva, tanti o pochi che fossero, a chiudere i denari dentro a moderni (e non sempre) materassi. Con un doppio effetto. Da una parte, in una logica strettamente individuale, il denaro ha perso valore a causa dell’inflazione e quindi potere di acquisto, vale a dire che con la stessa cifra, depositata sette anni fa, si potranno comprare oggi meno beni di prima. E dall’altro, invece, nella strategia di grande respiro, quel denaro, non immesso nel meccanismo di mercato, ha contratto possibilità di espansione per grandi o micro aziende, ha contribuito a chiudere il rubinetto del credito e quindi il futuro per molti. La colpa? Già perché se è vero che un insieme di fattori hanno contribuito, è anche certo che nelle questioni di denaro le massime responsabilità le ha sempre…il denaro. Ovvero quello che non è stato promesso, garantito, offerto per invogliare gli investitori. Che sono rimasti così risparmiatori. Giocando in difesa, anziché in attacco. Miopi le politiche monetarie europee lo sono state di sicuro. A questo si aggiunga una certa aria da Pinocchio dei governi e…il guaio è fatto. Un guaio che, manco a dirlo, si sta traducendo nel peggiore dei mali di un sistema: la disoccupazione. Perché l’equazione è semplice: se il denaro non fa…il capitale, e dunque non innesca nuovi business, il lavoro latita. E i guai si vedono per tutti. Anche per i risparmiatori che ormai risicano si e no uno 0,.qualcosa dalle banche. Lordo, s’intende.