Abituati, sì, siamo abituati. Che la creatività tutta italiana si annidi anche tra le compagini serie e posate dei nostri legislatori non ci stupisce. Eppure ancora la capacità di accenderci il guizzo e scoprirci impreparati gliela dobbiamo riconoscere.

Ultimo in termini di tempo, ma ormai quasi familiare (tanto se ne è parlato) è il caso della Tasi, una tassa che colpisce, una volta ancora, il patrimonio immobiliare italiano, quella costola più dura e pura della nostra filosofia di formichine, legate agli affetti e al centro attorno a cui ruotano: appunto, il focolare domestico.

Ebbene, questa imposta che tormenta le pagine dei quotidiani da mesi ormai, che ha fatto discutere e litigare tutti, che si è incagliata nella procedura di approvazione giusto giusto agli sgoccioli delle consultazioni elettorali, ecco che porta nel nome il suo dna.

Magna e…tasi, ci diamo sentiti ripetere varie volte, da bambini, nelle terre dove io sono nata. Solo che questa volta il rischio è che se…Tasi, non “magni più”…

Ma lo sapremo solo…alla prossima puntata.