È un mercato che vale tre miliardi l’anno e coinvolge due milioni di italiano. Stiamo parlando dei buoni pasto, vero e proprio ausilio per salvare i carrelli dalla “sindrome” ormai diffusa nelle nostre famiglie: quelle della quarta settimana.

Il numero di coloro che faticano ad arrivare alla fine del mese è in crescita vertiginosa e allora quei voucher che dovrebbero servire per la pausa pranzo durante le giornate di lavoro, si “trasformano” in pasta, zucchero &co alle casse di negozi rionali o i supermercati. Che però non sembrano apprezzare il fenomeno. Perché, lamentano, è molto oneroso per loro. In altre parole, le commissioni che negozi e supermercati pagano su questi buoni pasto sono altissime e quindi a fronte di un valore nominale stampato su questi “cuginetti” degli assegni prepagati, ecco che il supermercato ci rimette.

Né il governo sembra avere compreso l’allarme. È vero che la Legge di Stabilità ha innalzato la defiscalizzazione dei ticket portandola dai 5,90 ai 7 euro, (il tetto esentasse era fermo da 15 anni. Ma la norma entrerà in vigore solo a età anno (il primo di luglio), e, soprattutto, sarà applicata solo alle card, ai buoni elettronici, un segmento che occupa il 15 per cento del mercato. Federdistribuzione chiede provvedimenti. E intanto alle famiglie chi pensa?