Fa discutere il mondo accademico, che si è appena riunito nientemeno che in un convegno internazionale a Roma, lo scorso 31 ottobre, per dibattere di un tema spinoso: ma bisogna distinguere tra maschi e femmine?

Insomma in tempi in cui il sequenziamento del DNA diventerà presto la norma, con una super personalizzazione di diagnosi e cure, davvero il fatto di avere di fronte un uomo o una donna non deve essere preso in considerazione ai fini delle proposte di cura, certo, ma in senso globale, anche economico, commerciale, persino assicurativo?

Non di discriminazione si parla qui, ma appunto di “ritagliare un abito su misura” quale che sia il servizio offerto. Per gli indecisi, un buono spunto potrebbero darle le valutazioni di una docente di storia della scienza, Londa Schiebinger, attualmente a capo di una commissione congiunta angloamericana. Che è partita da una bizzarra osservazione sulle cinture di sicurezza. Sì, quelle che dobbiamo allacciare per legge ogni volta che guidiamo l’auto. Ebbene, ha fatto notare la Schiebnger, perché mai nei crash test si usavano solo manichini maschi? Forse che la conformazione anatomica femminile e quella maschile si assomiglino?

Staremo a vedere…