Non è più solo un modo di dire, oggi è la scienza a comprovarlo: dalla stretta di mano si possono comprendere molte cose sull’interlocutore che abbiamo di fronte, anche quali siano le sue propensioni ad accogliere o respingere una proposta, un affare, un contratto che gli stia sottoponendo. Un gesto che compiamo ben 15.000 volta nel corso della vita.

Uno studio che sarà a breve pubblicato sul Journal of Cognitive Neuroscience, incita dunque a capire e interpretare questo linguaggio, che, si è dimostrato, è in grado non solo di rafforzare l'impatto positivo dell'approccio tra due persone che non si conoscono, ma anche di diminuire quello negativo.  

Come? Leggete qua:

stretta a schiaccianoci: forte, molto decisa, spesso implica anche un gesto ulteriore, quello di posare l'altro braccio sulla spalla di chi riceve il saluto. Tipica dei caratteri dominanti. Per mettersi sullo stesso piano e comunicare all'altro che non si vuole essere sopraffatti, bisogna provare a dare lo stesso tipo di stretta. 

Mano “morta”: floscia, di solito offerta solo in punta di dita, indica debolezza e sfuggevolezza. Utile, per mettere a proprio agio questi soggetti, ricambiare con una stretta che comunichi presenza, ma non forza eccessiva. Altrimenti è facile ottenere una reazione di fuga.

Mano e sorriso: ecco l’abbinata perfetta. Una mano ferma e tesa, non eccessivamente stretta (altrimenti esprime esibizionismo), accompagnata da un sorriso, anche questo non troppo marcato. Scoprire le gengive, come insegna il linguaggio dei primati, è segnale di aggressività sommersa.