Perché la felicità divenga davvero contagiosa, in ufficio hanno introdotto il Chief Happiness Officer.

Non è uno scherzo, ma un progetto ormai consolidato, che comincia a dare i primi frutti.

L’idea di partenza era questa: un impiegato trascorre in media 1750 ore alla scrivania all’anno. Perché questo tempo sia fruttifero, in ogni senso, bisogna che chi lo occupa sia almeno un po’ soddisfatto. Invece le statistiche parlano di un 65% di lavoratori che avvertono frustrazione, cui fa da specchio una crescita dell’assenteismo pari al + 37%. La causa? Demotivazione. Così, a fronte di un’emergenza europea vera e propria, con 40 milioni di lavoratori che soffrono di sindrome da stress, ecco che si è pensati a una figura che sappia prosi come ascolto e anche motivatore.

Il Chief Happiness Officer ha un background che proviene dalle risosi umane, ma necessita anche di una capacità di intraprendenza del tutto manageriale.

Tra i suoi “assi nella manica”, benefit, bonus e iniziative molto coinvolgenti, tra cui il rinomato No Call Friday.

Neanche a dirlo, la prima azienda ad assumerlo è stata Google…