L’ultima in ordine di tempo è stata la notizia del massiccio furto di dati sui clienti, di cui è stata vittima la società di trasporti privati Uber. A rivelarlo in questi giorni Bloomberg, anche se la violazione, avvenuta nell’ottobre 2016, sarebbe stata mantenuta segreta, perché il ricatto da parte degli hacker è andato a segno e Uber ha pagato.

Ma chi dà garanzia ai clienti?

Una domanda che travolge in pieno le multinazionali, ma coinvolge ogni azienda oggi, ogni impresa che sa quanto sia importante possedere una banca dati completa con i profili dei clienti, necessaria per operare con massima professionalità e rispondendo ai reali bisogno dei propri referenti.

Eppure per ogni cosa che abbia un valore bisogna anche approntare una difesa. Una tutela che sempre più compagnie assicurative offrono e che ormai conosce una diversificazione di proposte calibrata sulla “vita” dell’impresa.

A misura di business, certamente, ma necessaria quanto una serratura, un sistema di allarme per i luoghi fisici dove esercitate.

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