Dici negozio e ormai non distingui più : il consumatore è sempre di più abituato ad intrecciare quello che i tecnici chiamano Retail Fisico e lo spazio del E-commerce.

A dirlo Netcomm, il numero uno dei consorzi del commercio digitale italiano, che ha già riunito oltre 340 “addetti ai lavori” del settore. Siamo insomma prossimi al traguardo dei 3.000 miliardi a tanto ammonta il volume d’affari per il 2018, pronto a salire ai 3.453 previsti per il 2019 e quasi 5.000 nel 2021.

Il primato, neanche a dirlo, spetta alla moda cui fa seguito al secondo posto la voce elettronica e media.

La vera chiave del successo sarà a capacità di servizio, quella che renderà sempre più sfumata e meno rilevante la line di confine tra negozio fisico e negozio digitale.

Certo l’Italia arranca ancora un po’ rispetto ai cugini europei se si pensa che da noi il peso dell’E-commerce sul Pil si posiziona intorno all’1,6% a fronte di una quota dell’8% nel Regno Unito e del 3,9% in Francia.

Ora di assi nella manica il mercato italiano ne ha molti a cominciare da quella differenziazione che solo il made in Italy può creare quanto a creatività ed artigianalità.