Il suo nome è fractional manager. Piuttosto astruso, per la verità, ma la funzione che che svolge è quanto di più utile e mirato per chi gestisce una Pmi, ovvero un’impresa con meno di 250 dipendenti. Vale a dire il 99% del nostro tessuto produttivo italiano.

Oggi le Pmi hanno davanti sfide varie e differenziate: dalla digitalizzazione alla risposta alle innovazioni, eppure spesso l’organigramma interno non prevede una managerializzazione adeguata a rispondere in tempo e con efficienza a tutte le richieste. E qui arriva il fractional manager.

Come una sorta di Mary Poppins in completo e cravatta, il fractional manager si popone come consulente, che offre la propria competenza, di solito acquisita in grandi gruppi da cui poi è uscito, per traghettare la Pmi verso obiettivi concreti, raggiunti i quali la sua figura di professionista esce così come è entrata. Allo stesso modo di un avvocato, o un fiscalista.

Insomma il sapere circola, ma senza fare zavorra fissa sui bilanci.