Per darli li si dà e lo si fa ormai anche con un certo sollievo. Dopo aver studiato, vagliato, grazie aun confronto tra offerte e progetti si è dunque presa la decisione: il piano di pensione integrativa è firmato, il fondo di destinazione indicato.

Ma una questione rimane sul banco: chi ne è responsabile? Chi risponde se qualcosa non va?

Problema non da poco, se rappresenta di volta in volta una delle “gatte da pelare” del governo, che tuttavia non può che adeguarsi e recepire nel nostro ordinamento la direttiva europea Epap che impone una evoluzione dei Fondi Pensione verso un nuovo assetto di governante. Ossia, per semplificare, un orientamento che assegni alla funzione del c.d.risk management un ruolo molto più importante ed autorevole.

In pratica, soprattutto, diventa necessaria la presa d’atto da parte di chi lavora in questo ambito che le forme pensionistiche non devono guardare solo all'aspetto finanziario di allocazione delle risorse, ma garantire una gestione integrata, coerente anche con le aspettative sul lato delle passività.

Che, detto “in soldoni, significa riconoscere al fondo pensione il ruolo che ha, ossia quello di garantire il futuro dei sottoscrittori. Un futuro che non può seguire pari pari le politiche aggressive tipiche di una certa finanza sicuramente redditizia, ma troppo d’azzardo.