Strano mondo, quello in cui ci muoviamo, sempre più simile a una giostra, o un'altalena, forse una di quelle invenzioni da parco di divertimenti, fatta per mettere paura, adrenalina e pregare: voglio scendere.

Con la differenza che qui scendere non si può. E anzi, quando ci si ferma, come accade a fine lavoro, dunque con la tanto sospirata pensione, ecco che il rischio è di cadere dalla padella nella brace. Per capirci e guardando alle pensioni della Pa, le più monitorate: gli uomini continuano a percepire più delle donne,2.175,1 euro degli uni contro i 1.486 euro delle altre. 

La sperequazione nella distribuzione della ricchezza sul nostro territorio atterrisce l'Ocse, che fa sapere il tasso di povertà tra le famiglie italiane di lavoratori "non-standard" (autonomi, precari, part time) sia al 26,6%, contro il 5,4% per quelle di lavoratori stabili, e il 38,6% per quelle di disoccupati. In particolare, mostrano i dati Ocse, se si fissa a 100 il guadagno medio dei lavoratori con posto fisso, quello degli atipici si ferma a 57, con grosse disparità tra le varie categorie (72 per un lavoratore autonomo, 55 per un lavoratore con contratto a termine full time, 33 per un lavoratore con un contratto a termine part time).

E mentre una ricca fetta della popolazione (il 20%) si gode il 61,6% delle ricchezze nazionali, di cui il 32,1% spetta a un fortunato irrisorio 5% di Paperoni – Madame Ferrero (Nutella) in testa – la maggioranza degli italiani, il 60%, si deve tirare la coperta di uno sparuto 17,4%.

 Insomma meglio attivarsi subito …