Rigo E12 del 730: è lì che s’insinua il colpo di falce che (si spera, senza nemmeno una consapevolezza perfetta), l’articolo 12 del c.d. decreto Imu ha inferto al nostro sistema assicurativo. Per quest’anno si dimezza infatti “il limite massimo di fruizione” per detrarre dall’Irpef il 19% dei premi di assicurazione sulla vita, contro gli infortuni e la non autosufficienza. Si passa insomma da un tetto finora di 1.291 euro, e che diventa per il 2013 diventa 630 euro. Andrà anche peggio dal 2014, quando la cifra sembrerà persino ridicola: 230 euro. Un quinto insomma.
Con efficacia retroattiva, tra l’altro, anche se si ravvisa una violazione dello Statuto del Contribuente, che sancisce l’efficacia delle norme fiscali solo per il futuro e non per il passato.
La mossa lascia basiti, non c’è altro da dire. E testimonia, una volta ancora, la scarsa attenzione da parte del nostro Stato verso la cultura della prevenzione. Una cultura, tra l’altro, che giova in primis proprio allo Stato stesso. Perché scegliere di assicurarsi come privati per problematiche legate alla salute, alla morte, all’handicap grave, alla vecchiaia, significa sollevare il settore pubblico dall’onere di intervenire. Tant’è: ancora una volta il legislatore fa orecchie da mercante e assesta l’affondo ad un ramo importantissimo del sistema assicurativo. Basti sapere che su 65 miliardi totale di premi, il ramo della protezione ne vale ben 4.
Sembra una burla, alla Rigoletto. Ma se nell’opera di Giuseppe Verdi, ispirata al dramma di Victor Hugo, “Le Roi s’amuse” (“Il re si diverte”), qui c’è davvero poco da stare allegri…