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Leadership&protezione. Un binomio perfetto per l’Italia del vino

Leadership&protezione. Un binomio perfetto per l’Italia del vino

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Il parere di Anna Fasoli

Ecco di che cosa stiamo parlando. Di voi, certo, ma al contempo di un pezzetto di noi. Di quell’Italia che ci piace, perché si rimbocca le maniche, e studia, e os- serva, e apprende, migliora, si confron- ta, non abbassa né la testa, né la guar- dia. Un’Italia che lavora.

Stiamo insomma parlando di uno specchio dentro cui si ha una gran voglia di guardarsi, perché tra riflessi, controluce e immagini definite si ritrova quell’orgoglio che non fa urlare, ma provare soddisfazione, questo sì.

E soddisfazione la provo anche per il mestiere che faccio, io, questa volta, il mestiere dell’assicuratrice. Perché nello scenario appena descritto si cela comunque qualche incertezza. Ed è un’incertezza sul futuro, che riguarda i mercati e la forza che avranno di as- sorbire questa produzione, da un lato.

Aspetto sul quale esercitano un peso pure le scelte politiche. Una buona no- tizia c’è stata, in questo senso: a luglio, il Ministero delle Politiche agricole ha

sbloccato i finanziamenti Ue, per un im- porto di circa 102 milioni di euro l’anno, finalizzati alla promozione all’estero del vino. Dall’altro, ed è l’aspetto per me più interessante, pesa in sottofon- do, sussurrata a voce bassa, l’ansia da “scampato pericolo”, un’incertezza sul passato, dunque, che però getta l’ombra lunga, spostandosi su quanto sarebbe potuto accadere.

OCCORRE TUTELARSI DAL CLIMA CHE CAMBIA

Parlo del clima, dell’impatto devastante che può sortire, delle sue bizzarre, folli metamorfosi. Un clima che, quest’estate, ci ha fatto toccare con mano la potenza di cui è capace.

Piogge violente, a tratti siccità, ma piogge soprattutto. Fenomeni che si sono abbattuti sul territorio con un di- spotismo sconcertante, tale da lasciare increduli a tratti, e sempre inquieti. Su questo io credo, possiamo e dobbia- mo lavorare. Lavorare sulla consapevolezza di questa va- riabile che non è controllabile, se non attraverso una stra- tegia pensata e ben calibrata di protezione e accettazione del rischio. Insomma produrre oggi su questo territorio italiano significa riconoscerne le variabili di incidenza. Significa insomma fare i conti con un elemento estrema- mente mutevole e sfaccettato, che non può essere affidato né al caso, né alla fortuna.

Il tempo meteorologico ci fa tornare in un’era molto ar- caica. In quella dei riti propiziatori, della liturgia di rispet- to della terra, deificata e demonizzata al contempo.

ASSICURARSI È UN MUST

Ma accadeva prima, quando mancavano strumenti ra- zionali e utili, strumenti capaci di attenuare, attutire, tal- volta persino annullare gli effetti di questo elemento in ambito agricolo. Faccio riferimento a tutta quella cate- goria di contratti, polizze comprese sotto la dicitura non esattamente felice di “catastrofali”.

Ma non mi fermo a questo. Credo infatti che alla luce dello scenario attuale, vada implementata una nuova vi- sione più ampia, globale. Un nuovo approccio, persino, che intrecci la logica di protezione a quella di espansione, che faccia insomma comprendere all’azienda agricola, come alla cantina e così all’enologo stesso, che soltanto garantendosi, avranno non solo le risorse ma anche il co- raggio per fare di più.

C’è l’idea, alla base, che, protetti, si ami di più il rischio, perché non sarà un rischio “alla cieca”, invece il frutto di un bilanciamento ponderato tra istanze razionali ed emotive, tra estro e realtà.

Proteggere il territorio, dunque, ma proteggere anche l’enologo, la sua attività, la sua salute, quella “macchi- na meravigliosa” che è l’istinto in una professione dove la competenza intreccia insieme alla passione una trama dei cui segreti emerge, all’occhio esterno, poco, pochissimo. Lo cogliamo al palato invece, ed è lì che si realizza l’equilibro perfetto tra quella leadership di cui siamo ca- paci e la forza creativa che si amplifica e azzarda quando sa che il rischio è controllato.

PIU SONO LE POLIZZE
PIU I PREZZI SI ABBASSANO

Non solo, più si farà uso di questi strumenti di tutela, tanto più rapidamente miglioreranno le polizze, se ne conterranno i prezzi, a favore di una redistribuzione del rischio, che ha la sua forza nei grandi numeri. E di grandi numeri noi italiani sembriamo davvero capaci.

Anna Fasoli

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